Fuori dal giudizio, servono strumenti

Pochi giorni fa, a Corleone (PA), Lucia Pecoraro ha ucciso sua figlia Giuseppina Milone, per poi togliersi la vita. Giuseppina era una donna di 47 anni nello spetto autistico. Lucia era la sua caregiver. Questo fatto, come altri in passato, ci porta a riflettere su una questione importante: come vengono raccontati gli omicidi, quando la vittima è una persona con disabilità che viene uccisa dal proprio caregiver? 

Quello che, come associazione, vogliamo contribuire a fare è non abbandonarsi al giudizio morale: il punto non è giustificare né colpevolizzare chi ha ucciso. L’impegno deve essere volto a migliorare gli strumenti a disposizione sia della famiglia sia della persona con disabilità, per poter scegliere la vita che desidera.

Non si tratta di un estremo gesto d’amore, come spiega la nostra socia ed ex consigliera Marta Migliosi: “…sembra quasi che la morte di Giuseppina possa essere una effettiva soluzione al problema. Giustificata perché il gesto è compiuto dalla madre caregiver che “l’amava”, ed è percepito così come gesto di pietà per la disabilità.” L’articolo completo qui.

Il concetto viene ribadito anche da Simona Lancioni, responsabile del Centro Informare un’H di UILDM Pisa: “La notizia è rimbalzata sui media per lo più assumendo la prospettiva della caregiver, mentre quella della donna disabile o non compare proprio, o è minoritaria. Eppure, in questa storia, la vera vittima è proprio quest’ultima.” L’articolo completo qui

“Spesso la narrazione di casi come quello di Corleone – commenta Anna Mannara, Consigliera nazionale UILDM – impone implicitamente una scelta, pro o contro l’omicida perché la vittima è una persona con disabilità. Dobbiamo essere attenti a non cadere nella retorica: nulla, nemmeno la disperazione di una madre, può far apparire meno grave un atto del genere. A nome di UILDM, ricordo che le comunità nelle quali viviamo – fatte di singoli cittadini, associazioni, istituzioni – dovrebbero mettere al centro le persone, nella loro individualità, per dare loro le stesse opportunità di realizzarsi”.

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